Dicono di me

Si può fare vino a Milano?? Certo che no. Ecco perché Barbara Avellino, che di Milano è nativa, nel 2008 prende armi e bagagli e si trasferisce a Rovescala, territorio ad altissima vocazione vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, inseguendo un sogno.
Una vita nuova e diversa non la spaventa di sicuro, meno che meno un’attività imprenditoriale così nuova per lei. Nel giro di pochi anni rivoluziona i tre ettari di vigneto acquistati nel 2008 nel segno di una viticoltura sostenibile con l’ambiente ma allo stesso tempo all’avanguardia nelle tecniche di coltivazione, producendo comunque vini che esprimono in maniera mirabile il territorio sia per i sapori che esprimono che per le uve di origine. Spinta da una passione sconfinata verso quello che fa, Barbara Avellino non manca di introdurre anno dopo anno novità nel suo lavoro, sempre alla ricerca di qualcosa in più soprattutto per quanto riguarda l’integrazione del vigneto nell’ambiente circostante.
I vini sono buoni e sinceri e ogni etichetta possiede un significato particolare. Sono vini di territorio, realizzati in maniera tradizionale e con grande attenzione alla materia prima di partenza. Si può proprio dire che siano vini di vigneto.
“Riccardo Modesti, Coordinatore Regionale Lombardia per la guida Vinibuoni d’Italia Touring Editore, Degustatore Ufficiale AIS”
 

Aiuto! Mi ha speronato un cordone!

M”i darebbe un prosecchino?”, chiedono a Barbara, certi clienti depravati…

“Ma veramente non produco Prosecco”, risponde lei affabile, “siamo in Lombardia, al massimo posso darle uno Spumante Metodo Classico”.

“Beh, me lo dia un po’ col metodo che le pare, faccia anche un metodo pop-rock che la classica ci annoia. Me lo dia buono e che costi poco e me lo dia in poco tempo, che oggi io e mia moglie dobbiamo andare all’outlet di Melegnano e siamo già in ritardo!”

Perché a certi buoni produttori, non danno il porto d’armi?

Perché, dopo che ti sei fatto il doppio culo carpiato in vigna, ti sei segato le dita facendo la vendemmia a mano e ti sei aperto gli angoli della bocca dal freddo, durante la potatura, non hai diritto di fare del male fisico a certi clienti?!

Perché non puoi punire come fece Gesù al mercato?

Barbara è una donna affascinante e colta, lavora la terra, cura la vigna come fosse il giardiniere privato dell’Eden, evita trattamenti, spreme uva per produrre il vino puro come le sue intenzioni nei confronti dell’agricoltura.

Perché non può avere una lupara con il logo Slowfood per difendersi dal ciccione col SUV che arriva e rovina tutto?

Perché non può sparare sulle ruote alla coppia di signori coi pullover Missoni con la Mazda cabriolet, che le chiedono “un vino qualunque per far bella figura?”

Perché il mondo dell’agricoltura è così ingiusto?!

Sono domande che ad oggi non hanno risposta.

Allora Barbara la risposta se l’è data da sola.

Anzi, l’ha trovata nel vino: e ne ha fatto uno che si chiama Le Lame.

Se non bastasse ce n’è uno che si chiama Venerdi 13, un altro Caotico oppure c’è I Lupi della Luna.

Insomma: le sue intenzioni sono chiare.

Non è che ha chiamato i suoi vini Polvere di Stelle, Fiocco rosa o principessa con la rugiada sulla punta del nasino.

Barbara col suo vino parla chiaro.

Non c’è da scherzare, mica.

Fiero, a volte non filtrato, altre affinato in acciaio, praticamente con l’armatura che usava Lancillotto per le missioni speciali.

Assaggio il vino di Barbara e capisco che non ha bisogno di fucili a canne mozze perché ha già chi la difende.

Barbara Avellino, sul cancello della sua azienda agricola non ha il cartello “Attenti al Cane” ma “Attenti al Vino” ed è meglio starla a sentire perché sul vino ne ha di cose da insegnare.

Meglio darle retta che sennò ti arriva un cordone speronato in fronte.

E se non sai cos’è un cordone speronato, non perdere la calma, non ti muovere e ascolta.

Sorridi e dì sempre di si e se Barbara si accorge che ignori cosa sia questo cordone speronato, tu dì che oggi qui ti ci hanno portato, che non volevi venirci ma ormai che sei qui e anche se non ti intendi di vini sei pronto a imparare perché quella lì è la vera forza del consumatore.

Dovrebbe funzionare.

E dovrebbe funzionare anche il suo vino, perché quando lo avrai assaggiato e ti avrà rimesso a posto tutte le tue funzioni vitali base,

diventerai anche tu meravigliosamente intransigente.

Non accetterai altro da bere, che non sia frutto del lavoro duro di produttori preparati.

E soprattutto saprai cosa cazzo è il cordone speronato.

“Arianna Safonov – Artista”

https://madamepipi.wordpress.com/2015/11/08/aiuto-mi-ha-speronato-un-cordone/